Il design di Alega nasce dall’idea di continuità tra memoria e innovazione. Magistretti si ispira alle lampade da tavolo della tradizione, reinterpretandole con uno sguardo moderno e una forte attenzione all’essenzialità delle forme. La lampada è pensata per trasmettere equilibrio e leggerezza, valorizzando la purezza del vetro e la qualità della luce. La combinazione tra base trasparente e diffusore superiore in vetro bianco lucido crea un raffinato gioco di contrasti tra pieno e vuoto, trasparenza e opacità, mettendo in evidenza la sapienza artigianale della lavorazione del vetro di Murano.
Dopo la sua scomparsa, avvenuta nel 2006, lo studio milanese di Vico Magistretti diventa la Fondazione Vico Magistretti, museo e archivio dedicato alla conservazione e alla valorizzazione della sua opera, alla sua visione e al suo metodo progettuale. La sua influenza rimane tuttora centrale nel panorama del design e dell’architettura contemporanea, grazie a un linguaggio che ha saputo coniugare chiarezza formale, leggerezza e profondità concettuale.

«La semplicità è la cosa più complicata del mondo.»

La collaborazione con Vistosi unisce la precisione del disegno industriale di Magistretti alla maestria artigianale del vetro soffiato muranese, dando vita a un incontro tra due eccellenze italiane che condividono la stessa visione: fondere estetica, tecnica e tradizione vetraria in un linguaggio di grande equilibrio e contemporaneità. Alega, con la sua forma limpida e riconoscibile, diventa così emblema di una progettualità capace di rendere l’essenziale espressivo e di tradurre la luce in materia, senza mai perdere leggerezza e misura.

Vico Magistretti ha lavorato per tutta la vita nello studio all’angolo tra via Conservatorio e via Vincenzo Bellini a Milano, nell’edificio progettato nel 1933 da suo padre, l’architetto Pier Giulio Magistretti. Era uno studio piccolo, di ridotte dimensioni: nel 2010, quattro anni dopo la scomparsa di Magistretti e tre dopo il riconoscimento della “particolare importanza storica” del fondo archivistico da parte dalla Soprintendenza Archivistica della Lombardia, lo studio è divenuto un museo, o meglio uno studio museo. Qui conservazione, ricerca, valorizzazione, divulgazione e promozione dell’archivio e del suo lavoro di architetto e designer convivono e dialogano con elementi originali del luogo dove ha lavorato per oltre sessant’anni.