GROOVE

designer Hangar Design Group

La collezione prende ispirazione dal design rigoroso di linee e superfici del minimalismo dei primi anni ’60. Forme regolari si contrappongono a elementi più morbidi attraverso il sapiente uso delle finiture metalliche e la lavorazione del vetro. La struttura è stata pensata per consentire grande flessibilità grazie al sistema di aggancio dei frame metallici, che, scorrendo, creano geometrie sempre nuove. I diffusori sono disponibili in finitura bianco sfumato o satinato, mentre la struttura in metallo è proposta in finitura antracite o bronzo opaco.

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La celebre frase dell’architetto e designer Luiss Mies van der Rohe, “less is more” riassume perfettamente l’animo di Groove, che trae ispirazione dallo stile minimal dei primi anni Sessanta. Un mood che in quegli anni ha attraversato l’arte, l’architettura, la letteratura e la musica, proponendo uno stile di vita semplice, ordinato e rigoroso, distaccato dal caos e dalla frenesia del quotidiano. Groove ritorna infatti alle strutture geometriche elementari, il rettangolo e la sfera, e le unisce in una nuova forma che dà un forte senso di stabilità.

Il concept

L’idea originale del concept è insita nel nome stesso del prodotto: “Groove” è una parola densa dai significati multipli, che descrivono il progetto sul piano sia letterale che simbolico. Se da un lato la parola indica il solco, la linea su cui si innestano e scorrono le sorgenti di luce, dall’altro ne evoca il ritmo, la cadenza, la danza nello spazio. Groove contiene questa apparente contraddizione tra fissità e movimento, opponendo al rigore di geometrie definite la possibilità di sperimentare proporzioni ed equilibri diversi, concentrando o distanziando le sorgenti di luce a seconda delle esigenze e dell’effetto ricercato.

“Ogni volta che ci avviciniamo a un nuovo progetto, ci troviamo di fronte a un dualismo: da un lato, la necessità di aderire a principi rigorosi e concettuali e, dall’altro, il desiderio di esprimere bellezza, armonia e piacevolezza per gli occhi di chi osserva. Questo equilibrio non è mai scontato; è una danza continua tra il territorio familiare e quello ancora inesplorato, tra ciò che sappiamo e ciò che ci sorprende. ‘Groove’ rappresenta questa filosofia. Non è soltanto una collezione di lampade, ma un’interpretazione di come la luce sia essenziale per costruire nello spazio abitato un paesaggio mutevole e dinamico quanto quello naturale, un equilibrio cangiante di ombre e luminosità che giocano e danzano liberamente nello spazio. Questa visione, questo impegno duplice al rigore formale e all’invenzione creativa, è ciò che guida ogni nostro progetto”.
Alberto Bovo, Founder e Ceo Hangar Design Group

Hangar Design Group

designer

Entrambi architetti, dal carattere, propensioni e competenze molto diverse: Bovo dotato di forti capacità di organizzazione coordina non solo le figure presenti nella sede principale di Hangard ma anche quelle in Italia e all’estero disegnando le linee strategiche per poter espandere il gruppo. La sua attitudine perfettamente si completa con il profilo di Manente che preferisce esprimersi nella progettazione urbana, nel design e nell’ ambito dell’interior.
Nel 1990 dopo un radicale restauro, due vecchi hangar per dirigibili situati sulla strada da Venezia a Treviso vengono restaurati e rimessi in funzione.
È qui che l’headquarter dell’agenzia creativa trova sede, ed è qui che si progettano idee per il futuro.
Nel 2000 viene aperta la sede di Milano e l’agenzia consolida una dimensione nazionale. La sede milanese rappresenta l’hub di collegamento con la rete di collaborazioni internazionali. Continuiamo a guardare avanti verso nuovi obiettivi e nuovi territori. L’anno successivo, 2001, l’incontro inevitabile con la cultura della metropoli americana avviene affacciandosi agli Stati Uniti con una nuova sede nel Flatiron Building. L’esperienza americana contagia tutto il gruppo ed apre le porte ad un mercato decisivo per gli anni successivi.

Groove, equilibrio in movimento

Il progetto di Groove si distingue sia per armoniosità, perché qualsiasi sia la sua configurazione mantiene una struttura ritmica coerente e visivamente piacevole, sia per leggerezza, perché è costituito da una struttura metallica lineare e filiforme, su cui le sfere in vetro sembrano solo poggiare in equilibrio, conferendo una sensazione di agile levità. La sua estetica è guidata da un approccio rigoroso al progetto, concepito come una microarchitettura capace di creare un paesaggio luminoso in divenire. In questa costruzione, la rigidità delle geometrie lineari viene smussata da curve morbide e senza spigoli, mentre il metallo viene addolcito dalle rotondità opalescenti del vetro soffiato. Nel bilanciamento tra fissità e dinamismo, tra pieno e vuoto.